“Vogliamo dare risposte concrete alla filiera suinicola italiana che è un patrimonio del made in Italy.  Con questo decreto dotiamo ai consorzi di tutela interessati ed il sistema dei controlli ufficiali degli strumenti più idonei per garantire uniformità nelle verifiche, trasparenza della filiera  e prodotti di assoluta qualità ai consumatori”.

 

Così dichiara il ministro alle politiche agricole signora Teresa Bellanova.   E noi di questa dichiarazione condividiamo il significato ed anche le virgole.

Però le dichiarazioni politiche devono tradursi  in  provvedimenti concreti e questo è compito della tecnostruttura.   Valutando quindi il pacchetto dei provvedimenti proposti abbiamo diverse perplessità che Vi sottoponiamo.

La prima è di metodo.   Un maggiore coinvolgimento della parte della filiera che produce la materia prima avrebbe consentito una stesura più rispondente al reale senza nulla togliere all’obiettivo finale che è quello indicato dal Ministro.

Innanzitutto va ribadito che è soprattutto nostro interesse operare in un ambito di regole chiare, le più semplici possibili nella gestione , finalizzate alla tutela e miglioramento della qualità delle produzioni tutelate realizzate a partire dagli animali da noi prodotti, che rappresentano una parte tanto rilevante della produzione suinicola nazionale. Dobbiamo tuttavia lamentare che dopo decenni di quasi totale immobilismo, negli ultimi mesi c’è stata un’accelerazione nell’aggiornamento delle norme di produzione senza che siano state prese in considerazione le proposte del mondo agricolo che rischia di confondere ulteriormente il quadro di riferimento, lasciando ampi spazi di interpretazione e discrezionalità che possono essere evitati con un approccio più collaborativo, sempre col fine ultimo di migliorare un prodotto che ha grandi potenzialità, non adeguatamente sfruttate a nostro avviso , proprio per la scarsa collaborazione tra i diversi attori della filiera.

Una delle situazioni che crea più imbarazzo è che i consorzi di tutela del prosciutto di Parma  e del prosciutto di San Daniele abbiano avviato due processi separati del processo di revisione dei rispettivi disciplinari,  con regole leggermente diverse, aggravato oltretutto dal fatto che l’ente di controllo del prosciutto di San Daniele ha elaborato una pesante revisione del piano di controllo della DOP che entrerà in vigore col nuovo anno, con riferimento al disciplinare tuttora in vigore, con regole diverse da quelle applicate per il prosciutto di Parma. È appena il caso di ricordare che gli areali di produzione dei suini destinati alle due DOP coincidono in gran parte e che gli allevatori pertanto si troverebbero a dover scegliere per quale DOP produrre con esiti potenzialmente catastrofici sul lato dell’offerta.

 

Si richiede quindi una proroga dei termini di entrata in vigore, almeno fino al 01.09.2020, del nuovo piano di controllo del prosciutto di San Daniele e Parma, quantomeno per la parte riguardante gli allevamenti, fino alla definizione di regole omogenee tra le due DOP in cui operare, compreso i vari Disciplinari di Produzione DOP.

 

Entrando nel merito del nuovo piano di controllo del prosciutto di San Daniele, e ragionando in prospettiva per quello relativo al prosciutto di Parma, vogliamo proporre i seguenti miglioramenti alla sezione 7.1 relativa agli allevamenti:

         È veramente apprezzabile l’implementazione dei controlli del DNA sui prodotti, ma tuttavia la acquisizione e conservazione dei “marcatori del DNA, riguardanti il pannello microsatelliti definito da ISAG International Society of Animal Genetics” a nostro avviso dovrebbe rimanere in carico alle case genetiche, lasciando alle scrofaie solo l’onere di conservare i certificati zootecnici dei verri e/o la documentazione delle dosi di seme acquistate

         Occorre chiarire in modo inequivocabile se le norme relative alla genetica sono riferite a tutti i riproduttori od ai soli verri in quanto in tutto il documento i riferimenti sono ambigui e quando peraltro gli elenchi IOGEN08 e IOGEN09 contengono solo linee maschili

         Per il sistema RIFT sarebbe auspicabile un congruo periodo preventivo di adesione volontaria affiancata dalla possibilità di operare col sistema cartaceo, in modo da correggerne gli inevitabili problemi di avviamento prima che il suo utilizzo sia obbligatorio per tutti. Si ricorda che le precedenti esperienze di digitalizzazione, dal mod 4 alla fatturazione elettronica hanno necessitato di correzioni ed aggiustamenti prima di funzionare adeguatamente, e sono tuttora in fase di miglioramento. Va tenuta in considerazione anche l’ubicazione in zone connettività ridotta di alcune aziende e la scarsa cultura digitale di qualche allevatore per accompagnare la transizione senza traumi, (e comunque resta da considerare che un allevatore che da 30-40 anni lavora con la DOP suinicola, se NON si adegua al sistema RIFT viene escluso dalla DOP).

         La registrazione sul RIFT dei dati zootecnici delle scrofaie è ridondante oltre a non essere di alcuna utilità ai fini dei controlli, ricordiamo che è uso comune spostare i suinetti tra le diverse covate già a poche ore dalla nascita per uniformali in base alla taglia, pareggiamenti che continuano durante l’allattamento e poi allo svezzamento e in tutte le fasi successive senza che vi sia possibilità di tracciare l’origine dei suinetti e quindi da chi discendano. I controlli di conformità genetica che pare abbiano ispirato questa impostazione possono agevolmente essere effettuati con analisi del DNA. L’unica registrazione sensata è quella mensile dei suini tatuati il mese precedente, questo dato andrebbe elaborato dagli enti di controllo e reso quanto prima pubblico in forma riepilogativa in quanto di estrema utilità per tutti gli operatori della filiera e financo dei membri delle CUN per monitorare l’andamento dell’offerta

         La vasectomizzazione dei verri ruffiani ci pare un’inutile violazione delle norme sul benessere animale che vieta mutilazioni od operazioni non strettamente necessarie, anche in questo caso il controllo di un eventuale uso improprio è garantito dalle prove di DNA sui suini immessi nel circuito o direttamente sui prosciutti, analisi che raccomandiamo di introdurre quanto prima a regime

         Non pare di alcuna utilità ai fini della tutela della DOP conservare i documenti di cessione o macellazione dei riproduttori, dati peraltro già registrati nella BDN

         Assolutamente condivisibile che la valutazione dei nuovi ceppi genetici venga fatta da una commissione di esperti terzi ed indipendenti, si raccomanda l’uso degli stessi principi nell’ambito della revisione generale della normativa in quanto la bozza di decreto” genetica” sembra avere altri orientamenti coinvolgendo enti con pesanti conflitti di interessi, il che esporrà il sistema a continui ricorsi degli eventuali operatori esclusi

         Riguardo alla gestione di attività promiscua riteniamo che sia sufficiente comunicare preventivamente l’inizio dell’attività che poi deve proseguire mantenendo separati i suini destinati ala DOP dagli altri su cui evidentemente non deve essere apposto il tatuaggio di origine. Tuttavia non riteniamo necessaria e corretta la tracciabilità della produzione non destinata alla DOP in quanto i controlli possono e devono essere fatti sul DNA le cui analisi tuttalpiù in questi casi potrebbero essere incrementate. In sintesi riteniamo che i controlli debbano essere fatti sulle produzioni tutelate e non sulle altre che non possono essere gravate da una burocrazia ossessiva come quella prospettata

         Riguardo all’apposizione del tatuaggio di origine andrebbe prevista una procedura per attribuire una sola lettera/mese a quelle bande/lotti di suini nati a cavallo di due mesi. Questo faciliterebbe l’attività e la tracciabilità dei lotti in allevamento senza compromettere significativamente l’età dei suini che in parte sarebbero più vecchi o giovani di 3 o 4 giorni rispetto al tatuaggio apposto(facoltà dell’allevatore di scegliere quale mese purchè rispetti +/- 10% dei giorni di 1 mese = +/- 3 gg a cavallo del mese).

         Il timbro di annullo previsto per il distoglimento dal circuito DOP è praticamente irrealizzabile senza gravi violazioni delle norme sul benessere animale dal momento che mentre il tatuaggio di origine essendo apposto entro il primo mese di vita riguarda suini di peso ridotto e quindi facilmente immobilizzabili per le procedure, contenere un suino anche solo di 30 kg per ritatuarlo è cosa ben diversa per non parlare poi di un suino da macello. Oltretutto i suini esclusi dalla DOP verrebbero commercializzati senza i documenti che ne garantiscono la conformità (ora CI e CUC e poi AT ed AM) e pertanto non potrebbero rientrare fraudolentemente nelle produzioni tutelate, sostenerlo o sospettarlo è una confessione di gravi lacune nel sistema di controlli a valle dell’allevamento

         La comunicazione preventiva delle operazioni di tatuaggio è un inutile appesantimento burocratico che può essere ovviato con la comunicazione del giorno usuale di svezzamento: dovendo tatuare i suini prima dell’allontanamento dalla scrofa è sufficiente orientare i controlli di conseguenza ottenendo lo stesso risultato

         La registrazione preventiva nel RIFT di tutti i trasferimenti di suini può creare qualche problema in zone con scadente connettività, andrebbe prevista anche una forma cartacea dei documenti da registrare successivamente nel sistema

         La registrazione del numero di suini per ciascuna lettera/mese è di difficilissima realizzazione e trattandosi di documenti ufficiali espone al rischio di contestazioni di falso nel caso di errori. Va ricordato che possono coesistere negli stessi box suini con lettera/mese diversa, soprattutto nei lotti nati nel cambio di mensilità e verificare sul posto il tatuaggio effettivo è molto complicato. Si propone pertanto di limitare la dichiarazione all’elenco dei codici/mese trasferiti lasciando eventualmente l’onere di verificare il numero esatto di suini per ogni lettera/mese al macello che lo fa sulla mezzena e quindi in condizioni di visibilità migliori. Anche per i trasferimenti tra allevamenti è più che sufficiente l’elenco dei codici/mese senza il dettaglio del numero di suini

         Sempre negli attestati AT ed AM non si capisce a che tipo di suino si riferisca la quarta voce “figlio meticcio di verro di razza” che da istruzioni di cui all’allegato 18 dovrebbe riferirsi sempre a verri iscritti al LGI che sono già di fatto elencati ai tre punti precedenti

Riguardo infine alla sezione 8.1 dei controlli in allevamento oltre a quelle conseguenti a quanto precedentemente rilevato si espongono le seguenti osservazioni:

         Non è chiaro a cosa si riferiscano i controlli di coerenza e completezza delle registrazioni sul numero e tipologia genetica delle scrofe in uso, dal momento che oltretutto gli elenchi IOGEN08 e IOGEN09 contengono solo linee maschili

         Per le valutazioni di congruità dei vari fattori produttivi e riproduttivi mancano completamente i valori di riferimento a cui devono attenersi i controllori per i dovuti confronti

         Nella sezione 8.2, relativa ai controlli nei macelli, sembra che la conformità del peso dei suini da macello sia definita in base al peso rilevato al macello e non a quello in partenza dall’allevamento come d’uso

Tutto ciò premesso saremmo lieti di essere ricevuti da chi materialmente si occupa del problema per avere uno scambio di  opinioni riguardo al problema in corso di definizione. Ribadendo il concetto che i cambiamenti da attuare devono essere ispirati dalla volontà di migliorare il “valore della coscia DOP”, assicurando trasparenza-sicurezza-qualità al consumatore, semplificando il più possibile gli interventi “burocratici”, e possibilmente senza aggravio di costi per tutta la Filiera

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