Da decenni in termini di programmazione politica agricola europea, nazionale e regionale, la politica è assente oppure latitante e incerta. Perciò, in una fase di cambiamenti sempre più veloce ci vorrebbe per il settore suinicolo una regia illuminata e responsabile, con dirigenti autorevoli e competenti.

Inoltre la politica dovrebbe creare o fare quanto meno in modo che si stabiliscano le condizioni per permettere a tutti gli attori di potersi esprimersi al meglio al fine di tutelare i propri e legittimi interessi ma anche per concorrere a creare più valore per tutta la filiera e quindi per tutta la società.

Caro Assessore Rolfi la invito, oltre a programmare il nuovo psr lombardo, ad essere promotore insieme alle altre regioni del nord di un piano nazionale per l’agroalimentare che prioritariamente resetti tutto il settore, per fare un salto di qualità in termini di export con obiettivi ambiziosi: +50% in 5 anni o 70 milioni di euro (la piccola olanda è a 80 milioni e non ha la moltitudine di dop dell’Italia ma è organizzata per vendere equindi è orientata verso il mercato).

Politiche agricole

 

Una politica agricola e psr che dia cospicue risorse (pari dignità fra settori) agli allevatori di suini per migliorare le strutture produttive, in termini di efficienza gestionale, benessere animale e ambientale (una delle situazioni più a rischio è quella delle deiezioni animali e quindi delle emissioni di nitrati nell’aria). Una politica agricola e psr che favorisca, quasi obblighi, gli allevatori ad aggregarsi per farli diventare protagonisti nelle dinamiche di mercato e nella gestione delle criticità della nostra filiera suinicola (attualmente solo teorica) per valorizzare un prodotto. Non basta un marchio come Prosciutto di Parma, o altri, per garantire qualità al consumatore: per  renderlo più “appetibile” al consumo, bisogna rivedere l’etichettatura che deve essere più chiara per tutti gli alimenti in generale e permettere a quel 30% di consumatori che ha un maggior potere d’acquisto di poter scegliere cosa comprare, al di là del prezzo.

Servono, inoltre, dei rapporti strutturati di interprofessionalità per arrivare in tempi brevi ad una reale governance del settore che ci permetta di affrontare le priorità in modo unitario, strategico, e di proporci con un vero marchio di Made in Italy-italian food che esprima un’autentica cultura di mercato che non solo mantenga le nostre fortissime tradizioni di prodotto, ma bensì ci permetta di venderlo nelle migliori condizioni possibili.

Assosuini si fa’ promotrice di due iniziative per la dop Prosciutto di Parma: 1) adeguamento del disciplinare di produzione e 2) studio per definire esaustivamente gli aspetti qualitativi della coscia idonea per dop, senza trascurare il resto della carcasse partendo dalla genetica, nella speranza che tutta la filiera collabori.

Benessere animale – Taglio della coda

 

Il taglio della coda può rientrare nella categoria benessere animale, visto il rischio a cui sui va incontro nel non tagliare la coda (vedi cannibalismo, malattie e mortalità). È una pratica non traumatizzante fatta nei primi tre giorni di vita che non mette a rischio la salute del suinetto.

Se l’obbiettivo è avere più benessere animale bisognerebbe cominciare a togliere una o due delle tre marchiature che facciamo all’orecchio per questione di sanità e alle cosce per la certificazione del Prosciutto di Parma per la tracciabilità e la certificazione, che vengono portate a termine in tutti gli allevamenti, continuando con sistemi degli anni ‘80. Al giorno d’oggi può sembrare una condizione penalizzante per gli allevatori ed un’opportunità per la Grande Distribuzione Organizzata e i grandi marchi di salumeria ai quali non interessa tenere in conto della sensibilità’ sociale/animale.

Anche i colleghi allevatori europei la pensano come noi. Riguardo alla tematica del benessere animale, la Regione Lombardia dovrebbe realizzare in tempi brevi un progetto sperimentale, volontario e graduale partendo dal taglio della coda.

La Peste Suina Africana

 

Esiste un vero e proprio rischio per gli allevamenti suini italiani e dei paesi europei se le seguenti azioni non vengono messe in pratica al più presto:

  1. Bloccare temporaneamente i trasporti di animali da, per o in transito dalle regioni che hanno dei focolai;
  2. controllare rigidamente i cacciatori che frequentano queste regioni;
  3. ridimensionare il numero di animali selvatici liberi, in primis i cinghiali, in collaborazione con le autorità sanitarie ed il corpo forestale;
  4. aumentare la biosicurezza occupandosi in primis di migliorare le condizioni di trasporto tramite camion degli animali e delle carcasse (la Danimarca ha un sistema che funzionae può essere preso come esempio).

Nell’auspicio di fare di più e fare meglio, questo tavolo di confrontoviene istituito permanentemente.

 

Milano, il 31 ottobre 2018

Elio Martinelli – Presidente Assosuini

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