Donne in filiera: ieri, oggi e domani

Il settore zootecnico è sempre stato quasi esclusivamente maschile. Oggi invece sono sempre più le donne che si affacciano a questo mondo.

Il settore zootecnico è sempre stato in passato quasi esclusivamente maschile. Oggi invece sono sempre più numerose le donne che, andando un po’ controcorrente, si sono affacciate a questo mondo. Le aziende, già da diversi anni, hanno cominciato a ricercare collaborazioni femminili, sia per riequilibrare gli assetti, sia perché la diversità porta valore. Inizialmente non è stato facile per le donne cominciare il lavoro in allevamento, per la diffidenza e l’imbarazzo quando gli uomini si trovavano di fronte a una donna.

Con il tempo, però, nel settore agricolo l’’imprenditoria femminile ha cominciato ad avere un giusto riconoscimento. Oggi in Italia le titolari di aziende agricole sono il 28,5%. Non è certo una percentuale paritaria e non è lo stesso nel settore zootecnico. Ma già così, l’impegno di figure femminili ha portato innovazione nel settore, oltre ad un’ulteriore e maggiore attenzione per la sostenibilità e la responsabilità sociale, l’educazione ambientale e alimentare, l’impegno a riconoscere e tramandare le culture locali.

Sono tantissime le figlie che hanno risollevato le aziende dei loro padri o dei nonni, trasformandole in agriturismi o in fattorie didattiche. L’approccio femminile ha completato la gestione più quotidiana delle attività di padri e mariti, e ha fatto conoscere all’esterno la vita, la fatica, la qualità del lavoro in azienda. Questo ha contribuito enormemente a creare l’immagine di eccellenza di cui oggi le nostre produzioni possono beneficiare un po’ in tutto il mondo.

E anche se i ruoli gestionali sono ricoperti ancora in larga percentuale da figure maschili, c’è da dire che oggi gli uomini sono consapevoli che il contributo delle loro compagne e figlie è indispensabile. Si auspica che questo meraviglioso settore possa aiutare le nuove generazioni di ragazze a fare rete, a comunicare e a creare cultura. Non per creare inutili (e già fin troppo diffusi) conflitti di genere, ma per valorizzare la zootecnia, così come è già accaduto nel mondo vitivinicolo.

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