Rischio fine prosciutti DOP, subito un tavolo al Ministero

Il settore suinicolo si oppone con forza al decreto che taglierà fuori dal mercato italiano i tipi genetici che rappresentano la maggior parte delle produzioni DOP e IGP.

In quest’ultimo periodo sono venuti finalmente al pettine i nodi che da Assosuini facciamo notare da anni: si chiede un parere sulla proroga all’entrata in vigore delle nuove norme sui tipi genetici. Perché? Perché non si riuscirà a sostituire le vecchie scrofe. “È un problema che viene da lontano, con numeri impressionanti”, sottolinea il Presidente di Assosuini, Elio Martinelli: “Il settore infatti si sta opponendo con forza da anni al decreto che taglierà fuori dal mercato italiano i tipi genetici che costituiscono quasi tutte le case genetiche che operano regolarmente da anni in Italia, con le loro linee ibride nelle produzioni DOP e IGP. Escludendo tutti i tipi genetici ibridi non italiani, che sono sempre stati impiegati dal 90% degli allevamenti da 20 anni, si rischia di estromettere dal circuito delle DOP il 30-40% delle cosce destinate ai prosciutti tutelati, con il potenziale crollo delle produzioni tipiche di eccellenza.”

La situazione è tutt’altro che rosea. Dopo un gennaio e un febbraio all’insegna dell’incremento dei capi macellati (3,04% e 4,40% rispettivamente), c’è stato un drastico calo nei mesi successivi, segnando un -11,21% a marzo, -2,92% ad aprile e un disastroso -13,34% nel mese di maggio. A questi numeri vanno poi aggiunti i distoglimenti effettuati in sede di macellazione per classificazione (HE e HP) nei primi 5 mesi dell’anno, pari a 417.949 carcasse, oltre che per le carcasse di peso superiore ai 168 kg, pari a 168.664 carcasse (5,49% sul macellato). Infine, anche il numero dei suini tatuati è in forte diminuzione. Nell’arco di 4 anni (2020-2023) è sceso da 10,5 a 9,6 milioni di capi e nel corso del 2024 il trend è in ulteriore calo (-4,2% rispetto al 1° trimestre del 2023).

“Alla luce di questo contesto, è lecito aspettarsi un brusco ed ulteriore calo delle cosce fresche disponibili, già a partire dalla seconda metà dell’anno in corso e per il prossimo 2025, con tutte le conseguenze commerciali del caso”, commenta Martinelli: “Per evitare un trascinamento di questa situazione nel tempo, si chiede con urgenza un tavolo di discussione scientifico relativamente alla genetica, al peso della carcassa e al peso della coscia, al fine di trovare soluzioni condivise, finalizzate alla valorizzazione dei prodotti DOP. Perché qui, o prevalgono realismo e buon senso, oppure rischiamo il crollo dell’intera filiera delle DOP”.

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