Intervista al nuovo presidente di Assosuini
Andrea Cristini è il nuovo presidente di Assosuini. Nel corso dell’intervista presenta le priorità dei prossimi tre anni: un governo più collegiale dell’Associazione, il contrasto alla peste suina africana, il sostegno agli investimenti, una maggiore rappresentanza degli allevatori nei Consorzi e il rilancio della cooperazione all’interno della filiera.
Andrea, che cosa pensi si debba fare nei prossimi tre anni per rilanciare Assosuini e il settore?
Il prossimo dovrà essere un mandato più collegiale. Ne abbiamo discusso anche durante il Consiglio che ha preceduto la mia nomina e c’è una volontà condivisa di coinvolgere maggiormente tutti i consiglieri, assegnando responsabilità precise sulle diverse tematiche. Dobbiamo proseguire il lavoro già avviato e, nello stesso tempo, costruire una strategia capace di offrire un futuro certo alla suinicoltura italiana.
Quali sono le emergenze dalle quali partire?
Non possiamo abbassare la guardia sulla peste suina africana, che continua a essere presente sul territorio italiano, come dimostrano anche i recenti focolai nel Lazio. Occorre continuare a lavorare sulla biosicurezza e sulla prevenzione, ma anche garantire risposte rapide agli allevatori che hanno subito danni. Ci sono imprese che ancora attendono gli indennizzi previsti dal Ministero e dal Governo: questa situazione deve essere risolta.
Hai parlato della necessità di un “Piano Marshall” per la suinicoltura. Che cosa intendi?
Serve un grande piano di rilancio e modernizzazione degli allevamenti suinicoli italiani. In altri comparti zootecnici, a partire da quello delle vacche da latte, attraverso i Psr e altre forme di sostegno pubblico è stato possibile ristrutturare le aziende, migliorare il benessere animale e rendere gli allevamenti più moderni e sostenibili. Oggi vediamo stalle nuove, luminose, con spazi ampi e migliori condizioni per gli animali. È un modello apprezzato anche dai consumatori. Dobbiamo creare le condizioni perché lo stesso percorso sia possibile nella suinicoltura.
Un altro tema è quello della rappresentanza degli allevatori all’interno dei Consorzi di tutela.
Gli allevatori costituiscono il pilastro delle produzioni Dop, perché forniscono la materia prima necessaria alla realizzazione dei prosciutti e degli altri prodotti tutelati. Tuttavia, nei Consorzi non hanno ancora un peso adeguato. Nel Consorzio del Prosciutto di Parma, per esempio, la parte agricola dispone sostanzialmente di una presenza da uditore, senza una reale capacità di incidere sulle decisioni.
I Consorzi sono nati molti anni fa, il settore è cambiato e anche i disciplinari sono stati recentemente modificati. È quindi legittimo chiedere che il peso politico della parte agricola venga ripensato e ponderato in maniera diversa. Gli allevatori non possono limitarsi a fornire la materia prima senza partecipare alle scelte che riguardano il suo utilizzo e la sua valorizzazione.
Come intendi dare maggiore visibilità agli allevatori?
La suinicoltura deve tornare ad avere il peso che merita nel dibattito pubblico e nelle decisioni della filiera. Questo vale per tutti gli allevatori, compresi i soccidari, che svolgono un ruolo essenziale nella produzione italiana e non possono essere considerati allevatori di serie B. Anche a loro devono essere riconosciute visibilità, dignità professionale e rappresentanza.
Quale messaggio vuoi rivolgere alle grandi organizzazioni agricole e alle istituzioni?
Assosuini è disponibile a confrontarsi con tutte le organizzazioni agricole, con gli enti e con il mondo politico. Non ci interessano contrapposizioni fini a sé stesse: vogliamo individuare le soluzioni migliori per garantire un futuro al mondo allevatoriale suino.
Negli ultimi anni, a causa di diversi fattori, abbiamo perso circa un milione di suini prodotti in Italia e il nostro grado di autoapprovvigionamento è ulteriormente diminuito. Se questa tendenza non verrà fermata, il sistema produttivo italiano sarà sempre più dipendente dall’estero, con conseguenze anche sulle nostre produzioni di qualità.
Che ruolo può avere la cooperazione nel rilancio del comparto?
La suinicoltura ha progressivamente perso una parte della propria dimensione cooperativa. È necessario favorire accordi tra le realtà esistenti: cooperative mangimistiche, strutture di commercializzazione e cooperative di macellazione. Una maggiore integrazione può aiutare a valorizzare il suino italiano e a riconoscere qualche centesimo in più alla parte agricola. Può sembrare poco, ma per gli allevamenti rappresenta una differenza importante.
Quale sarà, in sintesi, l’obiettivo della tua presidenza?
Costruire un’Assosuini più collegiale, autorevole e capace di ottenere risultati concreti. Dobbiamo difendere gli allevatori nelle emergenze, accompagnare la modernizzazione delle aziende, aumentare il peso della parte agricola nella filiera e valorizzare il suino italiano. Il settore ha bisogno di una prospettiva stabile e di una rappresentanza che sappia parlare con una voce chiara.
Assosuini ringrazia il presidente uscente per raggiunto limite di mandati Elio Martinelli, che proseguirà nella vita associativa con un ruolo di primo piano nel Consiglio, per il lavoro svolto e il contributo offerto in questi anni all’associazione.



