È il principio che emerge dalla visita al centro di controllo e disinfezione di Padborg e dall’approfondimento sulla barriera contro i cinghiali lungo il confine tra Danimarca e Germania. Due interventi diversi, accomunati da un metodo: procedure concrete, verifiche sistematiche e manutenzione costante.
A Padborg, vicino al confine tedesco, i mezzi destinati al trasporto degli animali vengono sottoposti a un’ispezione accurata. Gli operatori entrano nei camion e controllano ogni piano di carico, spostando i divisori e verificando pavimenti, angoli e punti in cui possono rimanere residui. Anche piccole tracce di materiale organico, frammenti di lettiera o sporco possono determinare il mancato superamento del controllo. Le non conformità vengono documentate anche attraverso fotografie.
Quando la pulizia è insufficiente, il mezzo deve tornare al lavaggio e ripresentarsi per una nuova verifica. Nel percorso illustrato durante la visita, i camion respinti vengono indirizzati a un centro sul lato tedesco. Solo dopo un’ispezione favorevole si procede con il lavaggio esterno e la disinfezione. L’attenzione riguarda anche le attrezzature utilizzate durante il trasporto: pannelli per la movimentazione degli animali, stivali degli autisti e altri accessori che possono veicolare contaminazioni.
Il controllo non termina all’uscita dal centro. Le informazioni sui lavaggi, sulle disinfezioni e sugli spostamenti vengono registrate e collegate ai dati di tracciamento dei mezzi. Il sistema permette di verificare i percorsi e il rispetto delle condizioni sanitarie previste, compresi gli eventuali periodi di attesa prima del successivo carico. Le irregolarità possono comportare segnalazioni e, nei casi più gravi, l’esclusione temporanea dal circuito certificato.
Questa organizzazione risponde a un’esigenza precisa: ridurre il rischio di introdurre nuove infezioni mentre si lavora al miglioramento dello stato sanitario degli allevamenti danesi. Durante la visita è stato sottolineato anche il legame con il percorso di contrasto alla PRRS, la sindrome riproduttiva e respiratoria del suino. Il risanamento interno deve essere accompagnato da una protezione efficace rispetto ai rischi provenienti dall’esterno.
Un secondo fronte riguarda i cinghiali e la prevenzione della peste suina africana. La recinzione lungo il confine tedesco si estende per circa 70 chilometri, ma il suo valore non dipende soltanto dalla presenza della barriera. Il punto centrale è il lavoro necessario per mantenerla efficiente: sorveglianza, controlli periodici, individuazione dei danni e sostituzione delle parti compromesse.
Il sistema comprende fototrappole, varchi attrezzati per consentire l’accesso ai terreni agricoli e aperture dimensionate per il passaggio della fauna più piccola. In alcuni tratti sono presenti doppie recinzioni. Nei passaggi agricoli vengono utilizzate griglie metalliche a terra, concepite per ostacolare l’attraversamento dei cinghiali senza impedire il transito dei mezzi.
Secondo quanto illustrato durante la visita, la recinzione viene controllata ogni quindici giorni e il monitoraggio è affiancato dalla collaborazione con le associazioni dei cacciatori per il contenimento dei cinghiali nella zona di confine. È stato inoltre riferito che la presenza degli animali è diminuita sensibilmente rispetto ai primi anni di attività. Un risultato che richiede comunque continuità: i cinghiali possono danneggiare la barriera e ogni punto compromesso deve essere individuato e ripristinato.
Per Assosuini, l’esperienza danese offre un’indicazione concreta: la biosicurezza deve essere organizzata come un’attività permanente. Il lavaggio deve essere verificato, la disinfezione deve comprendere anche gli accessori, gli spostamenti devono essere tracciabili e le recinzioni devono essere sorvegliate e mantenute. La tutela degli allevamenti richiede una responsabilità condivisa tra produttori, trasportatori, organizzazioni di filiera e istituzioni, sostenuta da risorse e personale adeguati.



