Svezzamento dei suinetti, come gestirlo al meglio

Lo svezzamento è una delle fasi più importanti della vita di un suino. Vediamo come si può farla attraversare al meglio ai suinetti, aumentando il benessere animale e riducendo ulteriormente l’eventuale uso di antibiotici.

Lo svezzamento dei suinetti è un periodo critico della vita in allevamento del suino, in quanto avviene l’allontanamento dalla madre, oltre che una serie di cambiamenti, quali il passaggio da una dieta liquida ad una dieta solida e il trasferimento in un nuovo ambiente. Come tutti i cambiamenti, anche questo può essere motivo di stress per gli animali, ecco perchè una corretta gestione di questa fase di transizione è fondamentale per arrivare forti, in salute e senza troppe perdite al periodo successivo.

Una giusta alimentazione dei suinetti nella fase di svezzamento è una priorità al fine di superare indenni questa fase e ridurre quasi a zero l’impiego di farmaci. Avere a disposizione un alimento sano, a elevata digeribilità e in grado di influenzare positivamente il microbiota intestinale dei suinetti, sono caratteristiche indispensabili per aumentare il loro stato di salute e prevenire patologie. La predisposizione di piani vaccinali preventivi, la cura dell’ambiente in cui cresce il suinetto, il miglioramento del suo benessere e la qualità della sua dieta sono aspetti su cui è necessario focalizzarsi e investire al fine della riduzione degli antibiotici in questa fase critica.

In particolare, l’aggiunta di probiotici al mangime e di acidi organici ha una maggiore efficacia nel ridurre la mortalità e aumentare l’incremento ponderale. Avere quindi un suinetto più pesante e con un apparato digerente più preparato ad alimentarsi da solo una volta svezzato, aiuta ad affrontare la fase di svezzamento con maggior successo. Per aumentare il peso del suinetto può essere utile ritardare lo svezzamento di tre o quattro giorni, oppure aggiungere latte ricostituito oltre a quello naturale della scrofa, consentendo di avere migliori performance produttive e sanitarie nella fase di post-svezzamento.

Anche il sistema introdotto di recente in Italia, con la somministrazione di latte e mangime insieme a formare un “pastoncino”, ha mostrato esiti interessanti nell’incrementare il peso dei suinetti e abituarli meglio alla fase successiva. Questo ha lo scopo di abituare i suinetti durante la lattazione con un mangime sottoscrofa o prestarter di alta qualità, che facilita l’accettazione del primo mangime di svezzamento, allontanando il rischio che lo rifiutino, con le complicazioni sanitarie che ne conseguono. Il mangime sottoscrofa e il primo mangime di svezzamento dovrebbero quindi essere formulati non solo per coprire tutti i fabbisogni nutrizionali, ma anche in modo da avere la stessa palatabilità, così che per i suinetti non sia un alimento nuovo e lo riconoscano più facilmente come mangime.

L’alimento ideale nella fase di svezzamento deve avere delle specifiche caratteristiche, come quella di essere costituito da più fonti proteiche e da diverse materie prime con livelli di fattori anti-nutrizionali più bassi possibile. A questo proposito, la fermentazione delle proteine vegetali riesce a fornire il giusto equilibrio tra inattivazione dei fattori anti nutrizionali, digeribilità degli aminoacidi, e capacità di avere un’azione positiva sul microbiota intestinale, riducendo il rischio di diarrea.

Quello che bisogna assolutamente evitare, affinché lo svezzamento proceda per il meglio, è che i suinetti perdano l’appetito e non mangino la quantità di cibo necessaria al loro fabbisogno. Con il digiuno infatti perdono peso e rischiano di ammalarsi, compromettendo il sistema digestivo e la salute intestinale. Ecco perché bisogna ridurre il numero di cambiamenti, o farli in modo molto graduale, abituando pian piano i suinetti già prima dello svezzamento al tipo di alimentazione che incontreranno una volta svezzati. Soltanto quando i suinetti mangiano con appetito si può procedere al cambio definitivo di mangime. Nei primi giorni si può mescolare i due tipi di mangime, riducendo man mano quello vecchio a favore di quello nuovo.

Un case history italiano mostra come dei suinetti “disadattati”, svezzati con mangimi liquidi, abbiano pregiudicato il loro avvio al mangime successivo. I suinetti hanno tardato troppo tempo nell’apprendere a mangiare la broda nei truogoli. Di conseguenza, non mangiavano né bevevano, disidratandosi e generando un ritardo nelle crescite difficile da recuperare. Allora è stata cambiata la formula del prestarter, con l’obiettivo di farlo più appetibile, ed è stato deciso di svezzare i suinetti con lo stesso mangime sottoscrofa che mangiavano in sala parto. Lo scopo era far riconoscere l’odore e il sapore del mangime ed eliminare così un fattore di stress aggiuntivo al processo dello svezzamento. Allo stesso modo, è stato proposto il sottoscrofa in pappina durante l’ultima settimana di lattazione, con l’obiettivo di conseguire un migliore sviluppo dell’apparato digerente. Il mangime solido infatti promuove lo sviluppo enzimatico e prepara il suinetto per una migliore digestione.

Ciò che si è capito anche grazie a questo caso particolare è che la gestione dell’alimentazione dei suinetti nella prima settimana dopo lo svezzamento è di fondamentale importanza per il loro futuro. È necessario che, in questi giorni così importanti per il loro sviluppo, gli animali mangino, non perdano peso e, dettaglio importante, abbiano sempre libero accesso all’acqua. Lo svezzare o meno i suinetti con mangimi liquidi dipenderà da fattori quali la loro genetica, il peso o l’età allo svezzamento.

Del resto stiamo parlando di un periodo particolarmente importante per il suino. “La fase di svezzamento è la più delicata dell’intero ciclo di allevamento, in quanto il suinetto passa dal latte al mangime”, sottolinea Andrea Rossi, Responsabile Rapporti di Filiera di Assica: “Pertanto, è fondamentale rispettare l’età e accompagnare l’animale durante l’allattamento con mangimi solidi. Anche la scelta dei mangimi è molto importante, privilegiando quelli maggiormente digeribili”.

Una strategia alimentare personalizzata e specifica influisce positivamente sul benessere e la salute degli animali, aiuta a fortificare le difese immunitarie naturali del suino, sostenendo il suo microbiota intestinale. Utilizzare mangimi di qualità, con un corretto management, oltre a garantire l’igiene dell’ambiente, permette di migliorare le performance e aiuta a prevenire problematiche gastrointestinali, riducendo praticamente a zero l’utilizzo degli antibiotici. Insomma, come anche in altri contesti, le buone prassi in zootecnia portano sempre ad incrementare sia i livelli di benessere animale che quelli di sicurezza alimentare.

Articolo pubblicato sul numero 4-23 della ”Rivista di Suinicoltura” (Edagricole)

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