IED, Il nuovo Decreto rischia di mettere in ginocchio la Suinicoltura Italiana

L'approvazione preliminare da parte del Consiglio dei Ministri dello schema di decreto legislativo che recepisce la nuova Direttiva europea sulle Emissioni Industriali (IED) rappresenta un passaggio destinato a incidere profondamente sul futuro della suinicoltura italiana.

L’accelerazione impressa all’iter, motivata dalla necessità di evitare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, non può far passare in secondo piano gli effetti che il provvedimento rischia di produrre su migliaia di allevamenti. Ancora una volta il comparto si trova a confrontarsi con un importante incremento degli adempimenti amministrativi e autorizzativi, senza che sia stata adeguatamente valutata la sostenibilità economica delle nuove prescrizioni.

Tra le principali novità figura l’estensione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale anche agli allevamenti costituiti esclusivamente da suinetti in svezzamento, categoria finora esclusa dalla disciplina. Si tratta di un cambiamento che coinvolgerà numerose aziende specializzate, chiamate ad affrontare procedure autorizzative complesse e costose.

Non meno significativo è quanto previsto per gli allevamenti da ingrasso. Le nuove soglie porteranno infatti una parte rilevantissima degli ingrassi italiani all’interno del regime AIA, ampliando in maniera considerevole il numero delle aziende soggette alla normativa.

Ancora più delicata appare la situazione delle scrofaie. Il nuovo sistema abbandona infatti il semplice conteggio dei capi e introduce il criterio delle Unità di Bestiame Adulto (UBA), imponendo una valutazione complessiva dell’intero allevamento. Questo significa che non sarà più sufficiente considerare esclusivamente il numero delle scrofe presenti, ma dovranno essere computate anche le altre categorie di animali secondo coefficienti specifici. Di conseguenza, molte aziende potrebbero ritrovarsi soggette all’AIA pur rimanendo al di sotto delle soglie oggi comunemente considerate di riferimento.

Proprio questo elemento rende particolarmente preoccupante il provvedimento. L’introduzione del sistema basato sulle UBA, unita al riferimento ai posti potenziali anziché alla presenza media degli animali, amplia infatti il perimetro della normativa ben oltre quanto possa apparire da una semplice lettura delle soglie numeriche.

Il tutto avviene in una fase estremamente delicata per il settore, già gravato dagli effetti della Peste Suina Africana, dall’aumento dei costi di produzione, dalle difficoltà del mercato e da un quadro normativo sempre più complesso. L’impressione è che, ancora una volta, si scelga la strada dell’appesantimento burocratico anziché quella della competitività e del sostegno alle imprese.

Assosuini ritiene indispensabile che il testo venga attentamente riesaminato prima della sua approvazione definitiva. È necessario evitare che un recepimento puramente formale della direttiva europea finisca per penalizzare il patrimonio zootecnico nazionale e le aziende che rappresentano una delle eccellenze dell’agroalimentare italiano.

L’Associazione continuerà a seguire l’evoluzione del provvedimento, chiedendo un confronto con il Governo e con le amministrazioni competenti affinché il recepimento della direttiva tenga conto delle reali caratteristiche della suinicoltura italiana e non si traduca nell’ennesimo aggravio burocratico ed economico a carico degli allevatori.

Assosuini chiede inoltre di essere pienamente coinvolta nel percorso di definizione e attuazione del decreto, al pari delle altre organizzazioni di categoria rappresentative del comparto. Un confronto realmente inclusivo con tutte le componenti della filiera costituisce una condizione essenziale per adottare un provvedimento equilibrato, sostenibile e capace di coniugare gli obiettivi ambientali con la tutela della competitività della suinicoltura italiana.

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