Dal 2025 al 2026: i numeri indicano la necessità di ripensare il modello di filiera

Dai dati di redditività alle tensioni tra DOP e NON DOP: perché il biennio 2025–2026 impone una revisione strutturale del modello di filiera suinicola

L’analisi complessiva dei dati di fine 2025 porta a una conclusione chiara: la filiera suinicola italiana non può più affidarsi esclusivamente alle dinamiche di mercato settimanali per garantire stabilità economica nel medio periodo. I numeri mostrano che il sistema ha retto grazie a una fase eccezionale di prezzi elevati, ma questa condizione non appare replicabile nel 2026.

L’indice complessivo di redditività che somma allevamento, macellazione e stagionatura DOP ha raggiunto nel 2025 valori prossimi a 5,0, un livello eccezionale nella serie storica. Tuttavia, questo risultato è fortemente sbilanciato: una parte significativa del valore si concentra nella fase di allevamento, mentre le fasi a valle mostrano segnali di crescente difficoltà.

Il confronto tra stagionatura DOP e NON DOP è particolarmente indicativo. Nel biennio 2024–2025, i prosciutti NON DOP pesanti hanno spesso registrato indici di redditività superiori a 2,0, mentre i prosciutti DOP hanno mostrato una maggiore volatilità e, in alcuni periodi, livelli inferiori. Questo dato evidenzia come la rigidità del sistema DOP, pur garantendo valore reputazionale, possa trasformarsi in un limite in una fase di forte tensione sui costi.

Guardando al 2026, la prospettiva di una riduzione dei prezzi dei suini rende ancora più urgente una riflessione sul modello di governance della filiera. Gli investimenti richiesti in biosicurezza, benessere animale e sostenibilità ambientale hanno orizzonti temporali lunghi e non sono compatibili con una filiera caratterizzata da elevata volatilità dei prezzi.

Le forme di coordinamento verticale, i contratti di filiera e i modelli di integrazione tra allevamento, macellazione e stagionatura emergono quindi come strumenti indispensabili per affrontare la prossima fase ciclica. Senza questi strumenti, il rischio è che il 2026 segni l’inizio di una fase recessiva, con una riduzione dei prezzi che potrebbe compromettere la capacità di investimento proprio nel momento in cui il settore ne avrebbe maggiore bisogno.

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