PSA nel Nord-Ovest: il nuovo piano strategico punta su barriere, biosicurezza e sorveglianza rafforzata

Dal contenimento dei cinghiali alla formazione degli allevatori: tutte le azioni previste per fermare la Peste Suina Africana e tutelare la suinicoltura italiana.

La Peste Suina Africana (PSA) continua a rappresentare una minaccia gravissima per il comparto suinicolo nazionale. Dopo l’emergenza in Sardegna durata quasi 50 anni, oggi il virus – genotipo II – è presente in diverse aree dell’Italia continentale, con un cluster particolarmente attivo nel Nord-Ovest, tra Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Per contrastare l’avanzata dell’epidemia, la Struttura Commissariale ha messo a punto un Piano Strategico di eradicazione e controllo, pubblicato nel giugno 2025, che prevede una serie di azioni coordinate su scala territoriale.

Barriere fisiche e Zona CEV: contenere l’avanzata del virus

Una delle azioni prioritarie è il contenimento delle popolazioni di cinghiali, principali vettori della PSA. Il piano prevede l’installazione di barriere fisiche lungo i tratti autostradali considerati punti critici, con il rafforzamento delle recinzioni già esistenti e la chiusura dei varchi naturali o artificiali.

È stata inoltre istituita la Zona CEV (Controllo dell’Espansione Virale), un’area a cavallo delle barriere dove vengono sospese le attività venatorie ordinarie e introdotte misure straordinarie di sorveglianza e depopolamento selettivo. In questa fascia si punta in particolare sulla rimozione rapida delle carcasse infette, per ridurre la contaminazione ambientale e mappare il fronte epidemico.

Depopolamento mirato: numeri e modelli scientifici

Il piano si fonda su modelli matematici e dati di sorveglianza aggiornati per guidare il depopolamento dei cinghiali, con l’obiettivo di abbattere fino all’80% della popolazione in aree chiave entro 3-5 anni. L’approccio è differenziato:
– nelle aree senza casi recenti si mira a un aumento del prelievo del 25% rispetto alla media 2022-2024;
– in quelle a rischio intermedio l’aumento sarà del 10%;
– nelle zone con casi recenti si useranno solo metodi selettivi (trappole, appostamento) per non destabilizzare le popolazioni.
Particolare attenzione è data anche alla cosiddetta “zona buffer” di 10 km intorno alla Zona CEV, in cui si intensificherà il depopolamento preventivo.

Sorveglianza passiva e ricerca carcasse: un sistema da rafforzare

Altro pilastro del Piano è la sorveglianza passiva, ossia il monitoraggio delle carcasse di cinghiale. È il metodo più efficace per individuare precocemente l’infezione e tracciare l’evoluzione dell’epidemia. Il piano prevede:
– unità cinofile specializzate;
– squadre di ricerca in gruppo;
– coinvolgimento degli agricoltori-sentinella nelle aree rurali;
– sistemi informatici migliorati per la tracciabilità e il caricamento dei dati (SINVSA).
L’obiettivo è aumentare la sensibilità del sistema oltre il 95%, soglia necessaria per autorizzare gli abbattimenti in sicurezza.

Allevamenti suinicoli sorvegliati speciali: biosicurezza al centro

Per quanto riguarda il comparto suinicolo, il Piano individua nella biosicurezza aziendale la chiave per prevenire il passaggio del virus dal selvatico al domestico. Le misure includono:
– aggiornamento dei Piani aziendali di biosicurezza;
– revisione della checklist ClassyFarm, per uniformare la valutazione a livello nazionale;
– creazione di gruppi di intervento tecnico per audit e affiancamenti negli allevamenti;
– selezione degli allevamenti da ispezionare sulla base della valutazione del rischio, calcolata con indicatori come la prossimità a focolai e la densità dei cinghiali.
La formazione degli allevatori, degli operatori e dei veterinari diventa una priorità trasversale. Sono previste campagne informative, corsi pratici, attività simulate e contenuti divulgativi anche sui social media.

Un piano ambizioso, funzionerà?

Il successo del Piano dipenderà dalla collaborazione di tutti: enti locali, allevatori, cacciatori, agricoltori, veterinari, cittadini. La PSA non si ferma con misure isolate, ma con una strategia sistemica, fondata su prevenzione, rapidità di intervento e disciplina operativa.

Per il settore suinicolo italiano, è una questione di sopravvivenza economica, reputazione internazionale e sicurezza alimentare. Assosuini continuerà a monitorare l’attuazione del piano, a informare i propri associati e a farsi portavoce delle esigenze concrete della filiera.

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