Speculazioni, decreto genetica, accordi di filiera e incentivi all’export: il punto secondo Elio Martinelli

Il Presidente di Assosuini, Elio Martinelli, in occasione del Convegno tenutosi recentemente a Fieragricola Verona ha fatto il punto della situazione su alcune questioni importanti del settore suinicolo.

Una su tutte: l’attuale guerra in Ucraina. Martinelli fa sapere che purtroppo già da un anno e mezzo a questa parte c’è in opera una grande speculazione da parte del mondo finanziario che ha messo le mani sulle materie prime agricole.

Un esempio concreto è in Argentina, dove c’è ancora un’alta quantità di semi di soia nelle fazendas, le aziende agricole locali, che non vengono ritirate dai mega-commercianti presenti sul territorio che hanno l’autorizzazione all’export. Questo perché probabilmente c’è qualcuno che impone di fare così, ma così facendo manca sempre il prodotto.

Stessa cosa avviene per il mais, in America sia del nord che del sud. “In questi Paesi c’è in atto una grande speculazione sulla gestione del mais e dei semi di soia che sta creando molti problemi. La politica governativa mondiale dovrebbe evitare queste speculazioni sulle materie prime di prima necessità”, puntualizza Martinelli.

Riguardo alle criticità emerse dal Decreto Genetica, il Presidente di Assosuini spiega che la loro proposta è quella di rigettare ciò che viene previsto attualmente dal decreto, e cioè di cambiare la linea maschile entro un anno e la linea femminile entro tre anni. Viene infatti proposto a tutti gli allevatori di non cambiare niente per minimo un anno o 15 mesi, perché non ci sono le condizioni per fare un cambio di questo tipo. “L’unica certezza è quella di aumentare i costi di produzione”, spiega Martinelli: “Siamo già messi male da questo punto di vista, perché se dovessimo avere i prezzi che abbiamo oggi delle materie prime, dell’energia ecc., oggi il costo di produzione del suino sarebbe minimo di 2 euro al kg di peso vivo. Quindi se andiamo avanti così dovremo solo aumentare i costi”.

Il Presidente Martinelli ribadisce l’importanza per gli accordi di filiera di costituire un sistema interprofessionale vero, soprattutto all’interno delle DOP, cosa che oggi assolutamente manca. “Il 40% di materia prima arriva dall’estero, in mix di pezzi e di tagli di carne”, sottolinea Martinelli: “Per la coscia si stima 55 milioni di pezzi all’anno di cosce fresche che arrivano dall’estero in Italia per vari tipi di produzioni, in primis prosciutto cotto. Per capire cosa vuol dire essere una vera filiera con un progetto economico condiviso, vi faccio l’esempio concreto del Consorzio del Prosciutto di Parma. Non possiamo più pensare che gli allevatori vengano considerati come dei meri portatori di materia prima, senza nessuna garanzia per il futuro. Quindi bisogna rifare completamente questa filiera e il Consorzio deve essere costituito in modo paritario. Deve avere una presenza all’interno e una condivisione dell’assetto societario a pari dignità”.

In ultimo, secondo il Presidente di Assosuini, per incentivare l’export ci vorrebbe un progetto, non solo proposto da qualche categoria economica in Italia, ma normato dal governo. “Essendo un interesse per tutto il “Made in Italy”, ci vorrebbe un intervento diretto del Presidente del Consiglio dei Ministri, per normare un progetto di internazionalizzazione e raggiungere il raddoppio dell’export agroalimentare, ossia passare da 50 a 100 miliardi entro il 2030.”, conclude Elio Martinelli: “Ci sono le possibilità, ma ci vuole un progetto ben chiaro e una presa di responsabilità da parte di tutti. Compresa anche la politica.”

Share:

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp